57
per anni anche tumultuosamente insieme
ora io e lei a zonzo in periferia
voglio mostrarle un piccolo parco-serra
pubblico-privato che lei non conosce
il pomeriggio grigio e tranquillo ci spinge
la massiccia porticina si apre proprio sul
cuore della vegetazione
davanti a noi un piccolo patio un tavolo
basso di pietra – attorno comode poltrone di
legno con cuscini in stoffa islamica
più in la le pareti nere della vege- tazione
aria densa appena profumata
luce da un grande lume in basso in un
angolo
a sinistra gli interni della moder- nissima villa
sono tutti illuminati
lei entra dopo di me
mi giro a osservare la sua espressione di
stupore felice interrotta quasi subito
dall’entrata di due signori il secondo dei
quali salutandola ha un’alta esclamazione
lei e lui con trasporto si abbracciano
strettamante e a lungo
li osservo sorpreso
lui la trascina fuori – pocodopo rientrano – lui
mi avvicina si presenta – mi presenta il suo
amico si scusa
è alto bruno solido e leggero – mi piace
anche il suo amico è assai ben fatto
immagino che debbano essere intimi dei
proprietari se non proprio loro stessi i
proprietari di quel luogo
lei sta li impacciata – lui le torna accanto – lei
visibilmente gode di quella vicinanza
l’amico entra nella villa ne esce con una
bracciata di bottiglie che posa sul tavolo di
pietra – va e viene portando bicchieri e altre
bottiglie
toccherà a me preparare un drink – e io mi
metto all’opera con energica frenesia – ogni
tanto guardo lei e lui – assaggio – l’amico
assaggia – è roba forte – cerco di alleggerirla –
assaggio – l’altro assaggia – è ancora forte
anzi più forte – è una preparazione mostruosa
che mi impegna a lungo – infine è qualcosa
che ha consistenza di gelato – l’amico guarda
con orrore divertito – io trangugio
e insomma
è dopo
– siamo fuori in strada di periferia
lei e io tardo pomeriggio luminoso disabitato
silenzioso
lei cammina assorta 15 passi avanti
la guardo e ho pensieri di disagio
siamo a un incrocio
sull’altro angolo del crocicchio tra due grossi
tronchi di platano spunta il suo amico che la
fissa con un grande sorriso
lei si gira a guardarmi interrogativa
come il filmetto vuole la sollecito a
raggiungere subito quel signore
lei corre
continuo la mia passeggiata nel nulla di
quella periferia che ora è in lieve salita
sui bassi muri bianchi delle case un colore
rosato d’alba
gaetano nel primo pomeriggio col suo
gippone militare verdemarcio decappottabile
entra nel condominio gira posteggia comodo
dentro un’aiuola
guardo stupito dal mio 7° piano
vedo tre tizi che appena smontato lo
circondano – parlottano
gaetano fa l’arrogante lo picchiano lo
sollevano in aria lo portano da qualche parte
che non posso più scorgere
comincio a immaginare un seguito da
western-poliziesco
assai preoccupato della sorte fisica di
gaetano
il cillo e io a bologna di sera in casa di
roberto che c’invita ad andare in centro a
prendere qualcosa
usciamo
loro due in una poltrona-volante con sidecar
che scivola ondeggiando e zigzagando un
metro sopra il marciapiedi e sopra l'asfalto
io che già so come si guida
in una senza raggiungiamo il centro nelle luci
metropolitane della prima sera
roberto guida come da manuale impettito
rigido efficiente
io da isterico
al ritorno in piena notte ci siamo già persi di
vista
tutto solo decido di andare a trovare carmela
che abita in fondo a questa bella traversa alla
mia sinistra
è una salitina alberata affettuosamente
illuminata e deserta
piccole ville molto curate
carmela ha ospiti che conosco
e amiche con prole
c’è aria malinconico-festosa di commiato
sono tutte oltre i trenta e sono contente di
vedermi
gigi prima di lasciarmi vuole mostrarmi
com’è stato arredato il tinello
(dovrei descrivere una specie di piccola
garitta brillante di specchi specchietti
specchiettini coccardelle pupazzuole di
pezza piccoli poster quadretti inchiappati
dalle bambine rinuncio)
la cosa e dopotutto anche le amiche mi
hanno stancato
continuo a domandarmi dove e come è finito
gaetano