La Guìsina sarebbe un rettile alquanto banale se non fosse per la sua possibile duplice origine. Si tratta con ogni probabilità della biscia. Vive nelle pozze d’acqua, nelle cosiddette “nache”: piccoli bacini contenenti la poca acqua rimasta dei torrenti prosciugati dalla calura estiva. Le guisine nascono, come tutti i rettili, dalle uova, ma possono nascere anche dai crini di cavallo. A noi interessa in questa sede ovviamente questa seconda origine. Origine che i contadini giurano essere reale, ma che è dovuta più che altro alla rassomiglianza tra questo òfide e il crine. Il bulbo pilifero sarebbe la testa; il corpo del pelo quello della biscia; la punta sottile la sua cosa. Un corpo snello, agile, scattante come in fondo lo sono i cavalli da corsa, da cui nascerebbe. Similitudine che va oltre la forma per approdare alle qualità proprie del cavallo, animale pulito ed amante dell’acqua, come del resto lo è anche la biscia: uno dei pochissimi rettili, che dell’acqua hanno fatto la loro fissa dimora. Ma come nascerebbe la biscia dal crine ? Si prende un crine intero di un puledro e lo si immerge in una bottiglia di vetro scuro piena d’acqua e sigillata. La bottiglia va posta nella notte di san Giovanni in un luogo fresco, ma non freddo, al riparo di sguardi indiscreti per quaranta giorni. A poco a poco il crine si trasformerà in una biscia. Più volte da bambini abbiamo tentato l’esperimento, senza mai riuscirci sia perché la notte dei bambini e è il tardo pomeriggio degli adulti, sia perché la curiosità spingeva sempre ad andare a controllare le fasi del processo e sia, infine, per l’incostanza tipica dell’infanzia, che fa durare le grandi passioni lo spazio di un respiro. Più che vera e propria metamorfosi si dovrebbe parlare di regressione, cioè di una trasformazione verso una specie filogeneticamente più antica (i rettili). Un mammifero (il cavallo) che ritornerebbe alle proprie origini. Un animale tipicamente terrestre in una creatura acquatica. Un ritorno non solo verso forme di vita più arcaiche, ma anche un ritorno simbolico verso l’acqua, l’amnios, fonte di ogni vita. Resta comunque suggestivo pensare che il cavallo è l’animale sacro di Poseidone, il dio del mare, da dove tutto l’universo ha preso origine, secondo molte cosmogonie. Vera o falsa che sia questa seconda origine, la guisina acquista agli occhi dei bambini un fascino particolare, che noi adulti abbiamo perduto e che ci fa sorridere per le superstizioni dei vecchi contadini, che ci parlano per similitudini, per miti; linguaggio, questo, ormai in via d’estinzione se non perduto del tutto. Non serve a nulla giurare che esistevano parecchie guisine nella “gebbia” di Fortunato (che si trovava accanto alla fontana Giarritella, oggi scomparsa) e che era vicinissima al luogo dove di solito venivano strigliati i cavalli. Tanti crini così volati via e che finivano lì dentro per compiervi il ciclo di trasmutazione. Ciò che importa è soltanto riconoscere, anche se solo come ipotesi, la possibilità di questa riproduzione alternativa. Riconoscere la ciclicità della natura, l’evoluzione, ma anche la sua possibile regressione, animali e animali filogeneticamente molto evoluti che coabitano con fossili viventi, il razionale che può divenire l’irrazionale, senza alcuna costrizione hegeliana.
Da “L’arca di Fewar”, libro postumo di Antonio Patti (edizioni L’Arca
di Noè, 2025) – Su autorizzazione della moglie