COME MIMI’

Colpiscimi negli angoli, dove si annidano i retaggi. Con quel modo sicuro di sedere, guardi fuori dal finestrino con volto austero. Le braccia incrociate sul petto sono un chiaro segno di chiusura. Mentre ti osservo parlare da sola, mi rattristo accorgendomi di non esserne capace anch’io. Fantastico un futuro nuovo, con una rete da volley, per giocare a Mila & Shiro. Sarebbe bello riuscire a settare l’agire in modalità capace, magari, mitigare l’amaro in bocca. Sento, però, un po’ d’impaccio a immaginarti così. Vivo ancora come Mimì Ayuhara, con le catene ai polsi per imparare a sopportare le pallonate, e mi ritrovo ad ascoltare un podcast solo perché si chiama allo stesso modo dei ricordi. È giusto osservare, senza esagerare con gli appunti, perché la storia è ciò che vogliamo ricordare (come diceva il tizio con le doti nascoste). Non svegliarmi, non spaventarmi con la tua voce metallica. A mani vuote, sono venuto per cadere al più presto in acqua, dopo una prova costume che quest’anno non ha nulla da invidiare a nessuno. I am free to come and go, ma quanto mi costa mantenere l’astronave sulla rotta giusta?

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