I Maccalubi non vivono a Favara, ma in un paese vicino : Aragona. Ne parliamo in questa sede, tra gli animali fantastici favaresi, perché il territorio in cui essi vivono si trova vicino alla zona, comune alle due cittadine, da tempo destinata ad area di sviluppo industriale, san Benedetto. E poi, a proposito di santi, visto che gli aragonesi custodiscono in enfiteusi un santo favarese San Vincenzo, perché i favaresi in cambio non possono avere in condominio i maccalubi ? Di questi contestati animali non si vedono che gli sfinteri. Contestati, perché per alcuni altro non sarebbero che un fenomeno paravulcanico. Per latri, tra cui l’estensore di queste note, sarebbero degli strani animali, di cui si vedono solo gli sfinteri, non si sa se orali o, addirittura, anali. Di essi, infatti, non si conosce se non questo particolare anatomico, oggi interessante, capace di suscitare la nostra curiosità non più vittoriana, ma sempre, comunque, imbarazzante. Anche gli Spagnoli, ai tempi della loro venuta in Sicilia, sono rimasti sconcertati dall’estrema corporalità di questi, per loro immondi, animali. Addirittura li consideravano esseri diabolici, capaci di espellere escrementio informi, dal colore della terra e, cosa ancor più sospetta, del tutto inodori, o, orribile fenomeno, olezzanti sulfurei effluvi. Per questo avevano proibito, a nome di Sua Maestà Cattolicissima, di avere con essi il benché minomo contato. Così i maccalubi sono stati considerati, scrutati e trattati con la stessa diffidenza con cui sono trattati i molluschi, i gasteropodi polmonati in ispecie, che, anche se spesso ricercati come prelibatezza culinaria (come asd esempio i “muntuna”, gli “scataddizzi”), sono al contempo schifati e mangiati con un senso di ripulsa, vinto soltanto da abbondanti libagioni e dosi eccessive di aglio. Bocche e culi considerati non soltanto come entrata o uscita di un tubo particolare (quello della digestione, l’archenteron), ma come una entità unica e perciò ancor più sospetta. Ancora oggi visitare, vedere, toccare i maccalubi dà una strana sensazione. Fa senso. Ci riporta indietro nel tempo, alle sensazioni provate da bambini, al tempo cioè dei giochi infantili proibiti con la propria cacca. Nessuno ha avuto il coraggio di esaminarne anche le visceri (?). Ancora oggi tutti si limitano soltanto a filmare, a fotografare (progresso questo fittizio rispetto al passato perché basato solo sulla sostituzione del nostro occhio con l’altro, quello freddo della macchina fotografica) e, al limite, a portare a casa le strane escrescenze (o escrementi ?) dalla forma di bianchissimi e splendenti cristalli di gesso. Forse l’unica persona che avrà avuto il coraggio di esaminarne le visceri sarà stato Empedocle di Agrigento, finito, a quanto pare, inghiottito e digerito dal loro oscuro e, per questo, terrifico stomaco. È più probabile che Empedocle sia finito tra le fauci mollicce e fredde dei maccalubi, che non tra quelle incandescenti dell’Etna, come gli storici antichi, forse erroneamente, riportano. La morte per digestione di un immondo viscere nulla ha dell’icona eroica di una fine gloriosa sulla vetta del vulcano più grande del mondo allora conosciuto e sede di lavoro d’un dio. Questa ipotesi, per quanto azzardata, trova una sua giustificazione nel ritrovamento di vasellame di antica fattura, di epoca purtroppo non precisata, che gli aragonesi asseriscono vomitato di tanto in tanto (ogni dieci anni circa) dai maccalubi. Tale vomica è accompagnata da un terribile erutto, un boato immane, udibile persino in paese. I mostri, secondo tale ipotesi, espellerebbero, quindi, con un indicibile peto, quanto prima avrebbero per anni ingurgitato . Tale vasellame sarebbe costituito da “ex voto”, buttati nelle loro viscide fauci. Sia espulsi, sia ritrovati da ben più prosaici tombaroli, tali manufatti fittili dimostrerebbero, al di là di ogni possibile dubbio, che questi mostri erano conosciuti fin dall’antichità.
Da “L’arca di Fewar”, libro postumo di Antonio Patti (edizioni L’Arca
di Noè, 2025) – Su autorizzazione della moglie