Aspettiamo il segnale. Quando arriva, infrange l’aria e si fa silenzio, noi corriamo. Percorriamo il terreno accidentato, cercando di evitare buche e dislivelli, oltrepassiamo il torrente, i ciottoli muschiati e il campo di mais che fruscia irrequieto al vento. Nero e aggressivo si profila davanti ai nostri occhi il cancello. Stremati, ci aggrappiamo al ferro, mani e piedi, nudi e infreddati, e iniziamo a scalare. È notte, il cielo è gesso, così bianco che non si distingue la nebbia dal buio. È lì, oltre le volute, che conservano il latte. Da un punto imprecisato, cola dall’alto e si raccoglie in un enorme paiolo di rame. È il nostro premio, la nostra cura. Pelle e ossa, conto le costole di Luiberto, la spina dorsale gli si annoda lungo la schiena, la pelle così sottile che è pellicola di chiara d’uovo. Marena ormai non arriva all’oncia. Venerdì, alla pesa settimanale, l’ago della bilancia non s’è spostato. «Non riesco» confessa poco prima della partenza, ha la voce incordata, le parole si sgretolano all’aria. «Devi» insisto io. Mi è bastato guardarla negli occhi per capire che non avrebbe percorso un metro. L’ho infilata in tasca e, al segnale, io, Volpe e Luiberto abbiamo iniziato a correre. Percorrendo la distanza dalla prigione al cancello, ho sentito il fiato dei miei compagni sul collo. Luiberto non si dà per vinto, è diverso da Marena, diverso dagli altri. Mentre infilo il piede e mi aggrappo per salire, sento Marena che gratta il tessuto interno con le poche unghie rimaste. Attraverso le volute del cancello, mi incanta il latte. Penso che almeno io stavolta ce la faccio. Luiberto invece è già scivolato tre volte. «Non mi do per vinto» lo sento dire, ma so che né lui né Volpe riusciranno a oltrepassare il ferro, a immergere le mani nel latte, a sopravvivere. Recupero le forze, arrivo in cima e salto giù. Atterro male, quasi urlo per il dolore. Trattengo il fiato, conservo le forze, mi avvicino scomposto, mi trascino. Il cielo è così bianco, il paiolo vuoto, Marena è morta, e io neanche me ne sono accorto.
UNO STRANO TIPO DI PRIGIONIA
LE LUMACHE SI AVVOLGONO
19 Gennaio 2026
le lumache si avvolgono intorno alle ore di pranzo, vaste ma rassicuranti (le lumache?), cronologiche come un girasole (sempre le Read more.
OPERA BUFFA -Scena quinta (Appuntamento al luogo stabilito)
19 Gennaio 2026
Non ci si è trovati per caso al punto di smarrimento, adesso uno che piange per non poter dire di Read more.
Chiddhu chi regna
19 Gennaio 2026
nta stu sdirregnu di iurnata ‘a scurdata e di vita ‘a scurdata, chiddhu chi regna supra i zanni tutti su’ Read more.
CONDOMINIUM MEETING
17 Gennaio 2026
Un uomo preso a caso tra milioni di altri che popolano il condominio. Un uomo di cui non sappiamo l’età, Read more.
LO STAGIONALE
17 Gennaio 2026
Assuefatto dalla volgarità dilagante, m’adeguo sfoggiando una mise poliedrica e distaccata. Nella fondina del cinturone, di solito ci tengo una Read more.
ASSORTIMENTI
17 Gennaio 2026
le assi [.] dipinte di rosso dall’alto verso il basso -di – come da confini fuori scala fondi] di Read more.
da DIARIO PALERMITANO (22)
16 Gennaio 2026
In piazza Kalsa il freddo è intenso. Un adulto, infastidito dalle monellerie di un bimbo, gli lancia una scarpa e Read more.