POSTMORTEM JUKEBOX

Uno dice: io costruisco le immagini, io tramo la realtà. Tutte le volte che chiudo e riapro gli occhi. Io assegno le parti, io determino i ruoli. Soltanto io. E ha ragione infatti: seduto di fronte a uno specchio davanti a nient’altro che il proprio volto dentro una stanza vuota, vede invece qualcosa di diverso. Alle 15 e 45 una donna che esce in fretta da un negozio e che perde una moneta sul marciapiede. Alle 16 e 54 il ciclo vitale della rana: uovo, embrione, girino a 2 zampe, a 4 zampe, rana adulta. Nel corso della serata, scene di vita rurale di una famiglia dell’entroterra, il proprio dolore racchiuso in un barattolo di vetro, tutti i pensieri nella mente di lui ragazzino che entrava in un portone. Uno che evade da una cella, uno che per miracolo è sfuggito alla morte. Nonostante tenda continuamente l’orecchio alla porta e il Libro delle Odi dica: come il grano dalla barba lucente. Nonostante nel Proclama a K’ang sia scritto: Come se sorvegliasse un bambino. Cuor sincero che cerca può non far centro ma sbaglierà di poco. Le ragazze non imparano ad allattare per trovare marito.

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