UNA DOMENICA NEL PARCO

L’inquilino lascia una busta con i soldi e un cadavere nella vasca da bagno che lei scopre in un secondo tempo. Non vuole impressionare i vicini, tarda anche a chiamare la polizia. Quando finalmente si decide a lasciare la casa, sente respirare pesantemente e il cadavere si sveglia. Era solo tramortito. Ha un occhio pesto e dei graffi sulla faccia. Si drizza gocciolante e salta dalla finestra, il sogno è concluso.

 

E’ vero, deve fare un certo effetto svegliarsi con i suoni della foresta: barriti, ruggiti, cinguettii, sciacquettio di cascate tra suadenti sviolinate. E poi alzarsi dal letto, camminare e incontrare gli amichetti in peluche, in legno e foto. Le paperine nel bagno, le gallinelle negli strofinacci, due giraffe nel salotto, la rana di panno verde e rosa abbarbicata alla lampada e qualche amica in salotto.

 

Ma che animali credono di essere?

 

Fruga tra pizzi e documenti, rivelatori umorali, disordine accantonato e saponette. Crema, spazzole, foto, ricette, erbe secche, scontrini, etichette, lettere, retro di copertina: Due nuove e provocazioni per la sessualità umana. Lei in braccio ad un gorilla con i denti da coniglio.

 

Esce. Una domenica di neve, acqua sporca. La gelata. Strade scivolose. Il parco fangoso.

 

Le Nutrie sono sparite. Nel lago e attorno rimangono papere e oche, ci sono anche i piccioni e quando lei lancia generose parabole di granoturco emergono grosse tartarughe fameliche. Bambini, con gesti maldestri sventagliano granaglie, senza fortuna. Lasciano alle mamma lanci più esperti e precisi, biscotti, una lattuga intera. Un tozzo di pane slitta nel limo innevato, una papera lo becca appena ma lo lascia per il torsolo bianco verdefiorito anche granchi.

 

Più in là nello spiazzo il giocoliere è una ragazza che si destreggia tra fuoco neve e spade. Il seno le sobbalza abbondante e stretto nella calzamaglia rosa. Lustrini d’argento le brillano sul ventre e alle caviglie. Barbagliano al sole anche le lame delle scimitarre che agita in vortici paralleli ai fianchi. Poi due fiaccole a girandola. E ancora mette in moto una trottola di ferro vecchio scuro. Tiene l’attrezzo col piede  e come se fosse un motore fuoribordo tira a se una cordicella arrotolata al perno centrale. L’effetto del giroscopio mantiene saldi  lama e punta in un doppio equilibrio di pugnali e spade.

 

Lei ora attende di dimenticare il sogno per un altro. Si chiede come sia possibile che una semplice ipotesi generi il disaggio. Un profondo senso di estraneità prende il sopravvento sul sensibile e conferma il distacco con etica soddisfazione. La  prima volta fu giorni fa, guardando la collega di chimica. Si rese conto che non ci sarebbe potuto essere nessuna affinità con lei,  nonostante la simpatia reciproca. E ora, peggio, quando rammenta di Maria Callas, come avesse ingoiato un verme tenia per dimagrire. Anzi a mente lucida precisa che la bestiola era stata assunta nel salotto in una coppa di champagne.

 

foto di Giuseppe Zimmardi

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