Che cosa sarebbe Venezia senza di lui? – lui che prendeva enormi dischi di legno simili alle tolde dei velieri antichi e pali fratelli di quelli piantati nella laguna o in Canal Grande, li montava per fare stare in piedi (inclinati, ma in piedi) i dischi sui quali faceva esplodere universi in nero-cenere-gesso-rosso-grigio-neronotte: era sempre l’universo alla sua origine, energia in espansione, vortici e future costellazioni.
Se giri attorno a quei dischi ne vedi la superficie dipinta e il retro tramato delle assi di legno sagomate e montate tra di loro, il punto d’incastro del palo, ne vedi le venature dei legni, girando intorno ai dischi ripeti forse senz’avvedertene il moto circolare dell’enorme disco-dipinto, disco-specchio, disco-pupilla.
Che cosa sarebbe Venezia senza di lui? – andando verso le Zattere passava da dietro la Salute, ogni mattina, ogni sera (in mezzo c’era la pittura) – che cosa sarebbe stato lui senza Venezia?