Finché non viene il sonno.
Finché sonno ci perdoni.
La paura, quando ti svegli: immediata, prima della coscienza del risveglio – ecco, ora arriva, ora viene, arriva. La coscienza, appunto, dei progetti grandiosi che hai tradito, dei desideri che ancora disturbano le tue notti. Quell’attimo in cui apri gli occhi ignaro, ancora torpido dei sogni, e guardi il soffitto, e riconosci le crepe, e le finestre: ancora qui. Un’altra volta qui. E il freddo che non trovi le ciabatte, e il bagno gelido di blu piastrella mare abisso azzurro, lo scroscio dello sciacquone. Di corsa a lavarsi quei pochi denti che ti rimangono, undici, contati, e poi sperare che al solito bar quella mattina sia di turno Roberta, che almeno ti saluta. Due euro e settanta, pasta dolce e cappuccino. Sei minuti di quiete. E poi sperare che la giornata porti un qualche impiego, per non pensare ai soldi che scappano, che finiscono – i soldi. I sogni.
I soldi.