Cortázar, /Antonioni

Mi convinco che il mio punto d’arrivo è l’inizio della passeggiata del protagonista sull’isola, nel senso che io ho fatto inconsapevolmente il suo percorso a ritroso. Ritorno su i miei passi sino alla punta estrema del quai de Bourbon. Oltre la strada che s’incurva tra i palazzi, un giardinetto, poco più di qualche aiuola e l’argine alto del fiume. Appoggiata al parapetto, una ragazza giapponese scatta foto in direzione della strada. La seguo con lo sguardo sino a vederla sparire giù per le scale che portano all’argine basso del fiume. Il posto è realmente isolato. Il ponte d’accesso all’isola, smista le folle all’entrata dirigendole lontane da questo spiazzo alberato e ventoso. La strada tuttavia rende possibile la sosta in auto. Come nel racconto. Un appartato angolo di città. La città del film, Londra, rimossa nel parco. La città del racconto, Parigi che ci regala il suo lato nascosto, non trafficato ma percorribile. La città del film che si dimentica, il suo svanire, la virtualità del suo improbabile non essere, il suo possibile attuarsi, non attraversabile. Lo sguardo del racconto che si riscopre distratto e disorientato. Lo sguardo del film che ostenta sicurezza e cade nell’inganno di ciò che non ha limiti. Due protagonisti, due soggetti. Uno, il traduttore del racconto, che si conferma in fuga, nella scoperta della complicazione. L’altro, il fotografo del film, che si esclude nell’illusione.

Mi avvicino al parapetto e guardo per vedere che fine avesse fatto la giapponese. Giù sulla punta dell’argine ragazzi preparano picnic o, organizzati con luci, amplificatori e chitarre, sono lì per lì per fare festa. Aspettano forse il tramonto per iniziare. La ragazza non si vede più. Mi giro. Ho dinanzi la scena della storia: fondale e quinte.  Traccio qualche linea sbilenca nel notes.  Suoni e voci filtrano nel vento tra le fronde dell’albero di lato al muro del palazzo. La strada è vuota. Vento e vuoto male si accordano alla prosa del racconto, mentre invece mi ricordano la colonna sonora del film. Il fruscio delle foglie nel parco che le cronache raccontano realizzato in studio. Le voci e le musiche dai diffusori di Paris plage arrivano come un ronzio appena fastidioso, riconoscibili ma lontani. Al tramonto cesseranno e lasceranno il posto alle chitarre e ai suoni autarchici dei picnic sull’argine che si daranno un’anima con gruppi elettrogeni e computer.

 

foto di Giuseppe Zimmardi

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ASSEMBRAMENTO
Gli astronauti hanno lasciato la Terra alla volta della Luna proprio stanotte e io, munito di carrello, stamattina entro nel Read more.
IL MOSTRO DEL CASTELLO
Si afferma da più parti che faccia da custode al castello, che fu dei Chiaramonte, e che alcuni addirittura vorrebbero Read more.
Storia di editori. Flaccovio (1)
In Via Ruggero Settimo (numero 37) a Palermo il Principe di Lampedusa raccontava volentieri delle librerie del Quartiere Latino cui, Read more.
TRE VARIANTI DUE PARTI STOP MOTION.
III tutto nel confine è mosso fanno di nuovo nel modo proprio le] pietre plastipack per un numero enne di] Read more.
SOGNO AMERICANO (XIV)
abbondantemente oltre i trenta gradi, qui una variazione delle due squadre affonda due reti per parte. linee sdoppiate laser, un’aura Read more.
90 IN MEDIA RISPETTO AI 20
Persino due gemelli identici sono diversi. Parola mia. Prendete per esempio le tasche del mio panciotto: uguali, speculari, tagliate nello Read more.
LETTERA D’AMORE CON EUFEMISMI
Di questi arraffaffari ne ho pieni i cosiddetti e gli altrimenti detti segni particolari. Dopo i dovuti preliminari, detti insomma Read more.
la parola in vendita (1995)
91 prose e poesie di ra e sua costante disponibilità al gioco-con-parole e con imitazione-di-parole piccoli disegni di chio oltre Read more.