CIELLO BORCHIELLO

Una data che da qualche mese lo assilla sempre più spesso: 29 giugno 1930. Lui non è ancora nato. Nemmeno i suoi sono nati. Niente lo collega, o collega la sua famiglia a quel giorno. Nessun evento, nessuna circostanza. Una data, insomma, che non reca in sé alcun significato particolare. Che ciononostante ricorre di continuo. Non solo dentro la sua testa, dove, tutto sommato, spuntando in aspetto di lampo potrebbe addirittura essere sopportabile, ma anche sulla lingua, dove invece spinge con prepotenza cercando la luce nei momenti inaspettati. 29 giugno 1930: dal barbiere, ieri, mentre scorciava l’ultimo ciuffo di capelli; durante la penetrazione della moglie, al posto delle tradizionali formule dell’amore. Siamo pronti a osservare fenomeni astronomici sfuggenti, rispondeva il barbiere, i robot più piccoli sono il nostro futuro, diversi stili di danza attivano il nostro cervello in modo diverso. Tienimi la mano, diceva la donna, tienila ancora più stretta. Mentre lui, girando il collo di un quarto, ripeteva per la milionesima volta la data.

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