RESTI TRA NOI (19)

Il porzionato in vaschetta
Da una finestra lontana arrivano fino a me le note distorte di una canzone che conosco bene (giuro), di cui ora (in verità) non ricordo il titolo. È un brano prandiale, a giudicare dai pensieri che mi vengono ogni volta che l’ascolto:
• Al sushi bar sotto casa, preparano degli uramaki piccolissimi. Sono talmente piccoli, che se qualcuno avesse l’ardire di disporli equidistanti su una tovaglia, passerebbero per ricami.
• Michele, non me ne avere se non mangio i pomodori, ho il reflusso, crudi mi sono micidiali.
I calamari fritti sono sopravvalutati, disse un’altra sera sempre Michele. Rimasi incredulo alle sue parole. Io, che avevo polarizzato tutta la mia visione culinaria in questa direzione, dovevo subire così senza dire niente? Era ammissibile permettere a un odontotecnico di prendersi una simile licenza con cotanta disinvoltura? Giammai! Ero sì un porzionato in vaschetta, ma con dignità. Ne ho avuto la totale certezza solo quando una passante mi disse che, sì, quell’odore lì era proprio quell’odore lì. Che il profumo dell’arrosto arrivasse fino a voi non era previsto, che dio mi fulmini se mento.

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