BISSINA, ARNATTO E NORBISSINA

Nuvole d’acciaio contro lamine d’oro. Strette viuzze che salgono verso la montagna. Nomi, soprattutto nomi: Casa Bin Duong ospita un gran numero di cose. Dopo il postribolo, una cucina, un guardaroba e il salone dove si intrattengono le ragazze, nella “Casa della felicità” ogni stanza diventa un universo, e un avviso consente di muoversi con agio dentro quel luogo che, da lì in poi, nasconde l’inimmaginabile. Entrando nella prima stanza, per esempio, si può vedere ciò che ogni visitatore ha detto prima di entrare. Parola per parola. Nella seconda, quello che dirà lungo la via del ritorno. Dentro la terza, ciò che non ha mai detto, né mai dirà. In una – nessuna meraviglia – tutte le azioni che avrebbe potuto compiere ma non ha compiuto. Nell’altra, i gesti cerimoniosi che farà sulla via che scende dalla montagna. Dentro la quinta, entrando da sinistra, il  personale saluto della Madama a chi arriva dalle dimore celesti, gli inchini a Chu Chi Pen, visitatore muto, a Edward Huang, visitatore sordo. Gli abbracci a chi viene dalle provincie più lontane. In una, ancora, quasi alla fine, scene come questa. Nessuna meraviglia, guardate: la mano di qualcuno che volle afferrare una farfalla ma non fu abbastanza veloce.

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