gli angoli acuti toccano sempre l’alba, la quale ne conosce le profondità le quali vagano negli angoli, i
quali contengono larghi strati dell’alba i quali crescono nei tuoi occhi. la quale serve a riempire la prima
oscurità che appartiene al cervello, la maestà del nulla il quale abbraccia la testa e i piedi, si solleva e
mi apre come una o. l’acuto antropologo trattraccia sempre i detriti, dei quali conosce i destini dei quali
conosce i ripari i quali sono contenitori di terra morbida nei quali mettere radici. i vasi da fiori, a
differenza del giorno e del decennio, si arrampicano sulle scale le quali è difficile prenderle e
spegnerle. ti conosco bene le orecchie e le scadenze del sonno, ti ho contato i corpi, le tracce di contatto
su tutte le pelli come debiti e come soffocamenti le quali sono molto corte e quante delle quali sono
mie, poi portate via crescendo, poi spine, ostacoli, miei, come ricordano.