Cartoline piovono dal cielo, contorni netti o smerigliati, trasparenze in colore, solide e malleabili, flussi di linee oblique da risalire fino alla fonte persa dietro alle nuvole, dove l’intersezione tra aria e luce condensa un punto, non un’origine.
Scendono come squarci d’abito, festosi e severi, per il carnevale dei sensi che ancora sono qui a incidersi in fotogramma per altre piogge senza vento, da terra a cielo, in moto inverso.
Segni d’indaco tra le mani che riprendono i giorni giovani e li rimettono in cornice con le notti adulte di esperienze a venire.
In mezzo è il blu profondo della vita in discorso, parlata e contratta in un assolo, consonantevocale senza accento, solidoliquido di cui ora sai il perché.
