TU HAI SENSO

Un tizio che non deve dimostrare un bel niente a nessuno, un bel giorno, non dimostra effettivamente un bel niente a nessuno. All’inizio l’idea è che venga dimenticato, che nessuno se ne preoccupi. Lo abbandonano in spiaggia, in autobus, a ricreazione, a scuola, nelle cabine elettorali, nei vulcani sottomarini, eccetera. Nessuno lo cerca. Nessuno se ne preoccupa. Poi, a un secondo giro, in qualche modo comincia a crescere un bizzarro e casuale interesse algoritmico per questo tizio. Tutti che chiedono, tutti che si accorgono, si ingentiliscono, fanno i gentili, sono tutti gentili. Qualcuno cerca sulle mappe online, qualcuno lascia un commento. Fanno degli striscioni. Mi piace, non mi piace, mi interessa, non mi interessa. Se ne parla. Ne parlano, eccetera. Intanto arrivano tre pezzi grossi. Si riuniscono, lo cercano, lo convocano, lo assumono, gli offrono degli utili, gli attribuiscono dei ruoli, dei poteri, delle opzioni, delle bibite fresche e una sedia nel consiglio di amministrazione. Infine, dopo una settimana di tutto questo tran-tran, tornano da lui e gli dicono chiaro e tondo che così non va, nossignore. Lo svegliano, lo buttano giù dalla poltrona, lo legano, lo chiudono nel cofano, lo torturano, gli sputano addosso, gli mettono dei cappellini buffi, delle scarpe viola. – Stai cominciando a significare-. Dicono. – Tu hai senso! Tu hai senso! Hai capito? – gli gridano da lontano.

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