Ti guardi in uno specchio rarefatto di prosecchi
con tutta la tua vita che corre velocissima.
Non fai altro che mentire a te stessa.
Non chiami tuo padre, non ricordi
il cognome di tua madre da bambina.
Speri di non essere te ma non rinasci,
ti accontenti della tua ombra sterile di bollicine,
di un mazzo di fiori appassiti che non sono per te.
Ricordarsi di fare del bene.
Ricordarsi di sorridere meno.
Ricordarsi di guardare a sinistra prima di attraversare.
Scordi i testi delle tue canzoni,
finisci di bere e le leggi di nuovo.
Rondini a capofitto riempiono il cielo irreparabile,
le parole giuste s’incontrano nella gola.
(da “Cucina vigliacca”, Giulio Perrone Editore, 2024, su autorizzazione dell’Autore)