300, è consapevole di aver tracciato campi semeiotici da cui non può uscire prima di aver salvato l’equipaggio dall’incantesimo ghiacciato Inuit.
301, scorge nel volto indeciso di V. una titubanza a lasciarsi velare lo sguardo da un’ombra, anche minima, d’interesse e tace. La sedia è rotta.
302, sistema le cronologie degli atti e glissando sul perché non produca bisso, claudica fino al ristagno di una controversia che polarizza odio.
303, : correre controcorrente per dis-accendere le attensioni e forgiare black holes da lampadine tenere su ali di farfalle in zinco. Torricelli.
304, : fosfo-acufeni detonano toni di voce idiosincretica provenienti da emisferi di gommalacca pingue. Giulive stringhe accarezzano gli atomini.
305, s’inerpicava su dettagli impilati come in bottiglie di sabbia. Strati di macrosfere emozionali striate a brevi ricami come scie di gabbiani.
306, chiuse la finestra, il gelo s’allontanò dagli angoli di malinconie potenziali; attese l’agio di lei e il cenno di lui a continuare. Bon ton.
307, sfilò un racconto dal traverso del portariviste come avrebbe fatto riguardando l’aurora boreale nei cantilenanti suoni di balene. Pod&Click.
308, si dispose a verbalizzare il fiato addosso ad un pentagramma di grate di finestra aperta, nonostante il gelo, ad illuminare un poco la neve.
309, riaprì questioni controverse, mentre spingeva sotto al letto le converse della figlia-del-cmdr. che entrava in camera con vassoio e sorriso.
310, come un sicomoro di cristallo, pontifica su parallassi geodetiche come vacui sostituti teleimmersivi. Radar di balene e foche epistemiche.