da K, 1

  1. Nel giardino, in una sera descritta come primaverile (c’è un profumo nell’aria, avrebbe concordato con sé stesso ri­tornando a casa in scooter), mentre assieme ad altri invitati stazio­nava in una zona periferica della scena, a una certa di­stanza dal perimetro di muratura che racchiudeva le intimità dell’ospite, e scorgendo il suo riflesso nel fondo di una bot­ti­glia di prosecco era stato sfiorato da una mancanza di senso, oppure in una delle settimane precedenti, che invece faceva ancora freddo e all’uscita di un multisala un colpo di vento gli aveva fatto venire la pelle d’oca, poi aveva sbadigliato e si era ricordato che durante la proiezione gli si era ad­dor­men­tata la gamba destra, oppure era stato in uno dei pomeriggi sotto Natale, in coda all’ufficio postale, in attesa di riti­rare un’ine­vasa, o mentre nutriva una speranza luminosa che adesso si era smarrita nella memoria, o elaborava un’ipotesi di fuga, se­duto alla scrivania dell’uffi­cio, compi­lando un do­cumento, appuntando date, facendo mente locale sulle pos­si­bili conse­guenze di un gesto qual­siasi, op­pure era stato an­cora prima, nel momento in cui venne al mondo, era stato un parto com­pli­cato, dolo­rosis­simo, gli rim­prove­rava spesso sua madre, o la volta che aveva fornicato con una sua collega che asse­diava da di­verso tempo, e l’amplesso lo stava deluden­do, o mentre fa­ceva sport, doveva es­sere in occasione di una se­duta d’alle­na­mento in vista della Mezza Maratona, in­dos­sava le scarpe nuove, erano gialle, leggere, marca Mi­zuno, e gli pareva di volare: è stato lì, a metà della parabola di un salto spiccato per evi­tare una buca, che a se­guito di una pri­migenia e irrile­vante esplosione ha comin­ciato dentro di lui a farsi largo la parola.

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