da I GIORNI QUANTI (121)

“Puoi vestire generazioni di ragazzi e ragazze facendole felici se non sei un passaggio (o un paesaggio) sciocco.”

 

“Allora ho pensato a tutte le volte che sono stato per dei pomeriggi interi a annoiarmi col cuore in gola invece di salire su una bella tratta secondaria del treno, e sono stato chiuso in una casa come un vero idiota, quando forse sarebbe bastato saltare sul primo treno.” Ugo Cornia

Ma io viaggi ‘a oltranza’, in treno, senza meta e per sperdute tratte, ne ho sempre fatti. Li ho fati soprattutto la domenica, divorato dalla noia, dentro le pareti di casa, pazzo di Pippi Calzelunghe, spaccato in due dall’organo di Barberia o dal ticchettio della pioggia sulle panchine parigine di Jules Laforgue, inebriato dai rari momenti di solitudine che proprio la domenica la mia famiglia mi concedeva, eccitato di potere toccare LE COSE – le sigarette del salotto, i liquori (infilando il dito nelle bottiglie), i cassetti della biancheria intima, le tracce del passato in zone d’armadio inarrivabili, la mia faccia allo specchio – come non avrei potuto fare fossi stato in treno.

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