Amore è, come disposto da natura, autoconclusivo. Con ciò si intenda che amore è tale e quale a pellicola applicata sui corpi degli amanti, una sorta di membrana che, con il tempo e dopo un’usura se possibile ambiconveniente[1], è destinata a dilavarsi e quindi a sparire.
Solo (a) caso fortuito, (b) falso intendimento, (c) tresca accettata o vita parallela impediscono all’amore di procedere al suo corso, ovvero alla sua gloriosa nullificazione.
Si intenda:
(a) caso fortuito: effettiva durabilità dell’umoretto amoroso che, a dispetto di casistiche e statistiche, resiste ai guai dell’usura;
(b) falso intendimento: menzogna non del tutto volontaria autosomministratasi dai rispettivi amanti che si ammanniscono vicendevolmente eterne lune di miele caratterizzate dal sapore di centro commerciale;
(c) tresca accettata o vita parallela: rappresentano un allargamento verso altri confini della primigenia esclusività di coppia. I due termini si differenziano per x. esplicitazione reciproca dell’allargamento che procede per altro oggetto del desiderio che appartiene di norma al genere umano, alii dicunt consapevolezza dell’allargamento medesimo; y. mancata esplicitazione dell’allargamento che procede per altro oggetto del desiderio il quale appartiene indifferentemente al genere umano, all’intero regno animale, nonché al regno vegetale e minerale (si veda sull’argomento il lemma Sega sassone alii dicunt masturbazione con le pietre). Per quanto attiene (c) prevale la declinazione y.
L’amore è tale e quale a pellicola applicata[2]
Amore è come lucido che ricopre la calzatura o crema doposole che idrata e inelastica la pelle dell’individuo post-spiaggiato: finita la funzione precipua anch’esso si smarrisce nell’etere dello smaltimento indifferenziato. Le particolarità dell’umore coìvo spinge ad approfondire l’argomento, in quanto proprio dall’osservazione testé riportata, si deduce la vicinanza all’amore dell’anima.
Accessus
Anima mia: valvola,
pretesto che mi serra
e mi dilata,
mio equilibrio concentrico,
esplosivo.
Anima mia:
che ti specchi sopra polle
inargentate,
che ti stendi sotto il cuoio
della pelle e ti didascalizzi
come gemma,
al centro,
tra stomaco e polmoni.
Anima mia: franca
tiratrice. Plastica.
Commento
Come si accennava, anima è tomaia adattabilissima alla forma corporea dell’uomo che trova una sua concreta figurazione nella forma della lettera V. Tale forma di V, dipartendosi dall’alto verso il basso e secondo simmetria dall’una e dall’altra spalla, trova il suo vertice al centro del ventre. Ben più resistente all’usura dell’amore (un’anima dura per tutta la vita), la lamina animalettica campiona, come musica informatica, i morbidi impulsi di diversa intensità e natura destinati altrimenti a ritornare al tronco encefalico senza guida alcuna e privati infine di precise indicazioni di percorso. Con ciò si vuole dire che le concretazioni principali dell’intelletto e dell’amore trovano, nel reticolato d’immagine dell’anima, una loro plausibile giustificazione e una loro forza argomentativa. Non che un secondo centro di elaborazione dati (alii dicunt cervello) sia da considerarsi insito all’interno dell’anima: in realtà essa è una struttura conformata sullo e dallo stesso centro di elaborazione dati allo scopo di raccogliere le tendenze captate e raccogliticce per poi smistarle, secondo disposizione naturale, alla zona percettiva e infine alla zona speculativo-filosofica oppure a quella amorosa-desiderante.
Comprensiva e mistificatoria nei casi standard (è appena più intransigente nei casi non del tutto inediti di autodirupamento per causa di rimorso), l’anima vaglia le sofferenze e le ambizioni, le sensazioni e le esperienze, portando tutto a una sorta di compiacimento, secondo la sua natura valvolica che le consente una ampiezza di vedute che è peraltro soggettiva. Dopo il suo corso naturale, variabile a seconda della condizione neuro-vegetativa della vittima[3], l’anima si risolve in stalattite intestinale di non canonizzata dimensione, generata dalla pressione del vertice della predetta lettera V. Tale vertice, restringendosi in prossimità dell’addome nel corso del suo irrimediabile viaggio verso il buco del culo, incontra resistenze fecali e agglomerati parimenti merdosi a cui s’accoppia, con tutta la sua identità d’anima, in espulsione talvolta volontaria, talvolta coatta, secondo un disegno di caducità finale non differibile che, come fin qui abbiamo cercato di dimostrare, coinvolge un po’ tutte le cose del mondo.
[1] Ci riferiamo ovviamente ai casi fortunati. Cfr lemma Caso.
[2] Cfr § precedente.
[3] Attorno alla fine della vita, perlopiù.
da Un libro naturale di Angelo Calvisi