Un teatro (XII): matrimonio degli alberi

(Serra di Crispo, Parco nazionale del Pollino)
si avvertono nel bosco ampie camere d’acqua, passaggi stretti d’aria, formati come da nebbie e voci inumane, qualcosa che canta, qualcosa che scorre, si avvertono nel bosco ampie camere d’acqua, si aprono improvvise a regolare il sonno: ruscelli, laghi, passaggi stretti d’aria e nebbia, piovono suoni accanto alla luce che brilla piano nella nebbia. camminiamo nei boschi e non si avverte che tregua, speranza, a tratti il baratro che tutto accoglie sulla strada. camminiamo nei boschi, non c’è che tregua. quando dormi sei tu il fiume, il ruscello, il lago, l’acqua che scorre, a piedi nudi sei tu la terra, l’albero tagliato e ridato all’amore. camminiamo nei boschi, non si avvertono che camere d’acqua e suoni senza tregua, abili e inumani, solo un taglio viene a cambiare il suono in rumore: colpi, musiche, canti, il ritmo della legna, il rito che cambia il bosco in battaglia e precede l’amore. nella piazza, due alberi si guardano, vestiti a festa: matrimonio delle foglie, intreccio dei rami, un mese di conoscenza per gli alberi e la festa. quando si guardano, incrociano le foglie, quando si incrociano attraversano il bosco, alberi nomadi o forse cielo. si avvertono nel bosco ampie camere d’aria, passaggi stretti d’acqua, formati come da ruscelli e piogge e laghi. camminiamo nei boschi, non c’è che tregua. matrimonio degli alberi: un mese per la conoscenza, in piazza, vestiti a festa, un mese per la conoscenza e foglie e rami che si incrociano. camminiamo nei boschi, non c’è che festa. quando dormi sei tu il fiume, il ruscello, il lago, l’acqua che scorre, a piedi nudi sei tu la terra, l’albero piantato e ridato all’amore.

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