Portami a ballare un finale diverso (10)

Immerso nell’afa di un parco, dove i destini si rincorrono e portano inevitabilmente a un traguardo di dondolio a testa in giù, rifletto. Eppur qualcuno allude ancora a fantomatiche cose buone fatte in tempi mai abbastanza lontani e sempre latenti. L’immobilità intorno avvalora la teoria dei due corpi che, se opposti si attraggono, gemono e sudano. Con viso incolto resto concentrato per sentire il silenzio ferirmi, come farebbe un obelisco egizio usato a mo’ di strumento di sevizie. Portami a ballare una danza convulsa di sguardi e ambiguità; sono teso come un tamburo e sento il caro e vecchio polso fremere. Sposiamoci finché siamo in tempo, sposiamoci per poi separarci in malo modo. E ciò non cambierà anche se mi presti la bicicletta per sentire il vento in faccia che si porta via i ricordi inutili, che occupano solo spazio nella memoria interna. Portami a ballare ti ripeto, che lo stato in luogo mi distrugge.

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