Hanno lanciato un pacchetto in giardino.
Una consegna al piano di sotto. Una serie di fotogrammi, una serie di facce passate in rassegna mentalmente e nessuno che identifichi l’inquilino, il proprietario. Hanno lanciato un pacchetto in giardino senza guardare, magari da dietro le spalle, hai pensato. Poi, il motore, l’accelerazione. Il battito nel petto, sotto i vestiti. Dormivi. Cos’è stato? Soprassalto. Più un agguato che una consegna. Manca solo il frastuono dei vetri. Pomeriggio. Le cose in giardino stanno bruciando nel fuoco. Olio di barbecue. Il pacchetto lanciato così, nell’incendio. Cose su cui fantasticare: la forma, l’involucro, la dimensione e quel ronzio di crescente intensità, un climax, una detonazione aerea a bassa quota, lampi di calore, onde che si propagano, ritmiche assorbite dai muri perimetrali.
Fa stringere le palpebre. Vasodilatazioni. Diventa un’espansione geometrica, una sottrazione di colori, una sfocatura di contorni. Pensi al vicino. Senti la necessità di avvertirlo. Del pacchetto, forse, ma anche del pericolo. Quando ti alzo sbatti il piede sinistro contro lo stipite. Maledizione. Ti accorgi dell’ora. Il battito rallenta, il respiro si fa più profondo. Dalla finestra, il palazzo di fronte, come sempre. Quando guardi la notte, non fai mai caso al buio, ma alle luci che restano accese.