RECORD DI CORSA LENTA

Guardando alla sua mediocre carriera di atleta, gli venne un’idea: se non posso essere il corridore
più veloce del mondo, sarò il più lento. Iniziò così uno sfiancante programma di allenamenti. Ogni
giorno all’alba, dopo una nutriente colazione a base di orzo, miele e scaglie di cioccolata, infilava
uno speciale paio di scarpe di piombo e scendeva sulla strada. D’inverno rabbrividiva per il gelo,
d’estate sudava, in primavera starnutiva e in autunno avrebbe preferito restarsene a letto, ma non
rinunciava mai alla sua corsa quotidiana. All’inizio scendeva a stento sotto i cinque centimetri
all’ora, ma dopo qualche mese arrivò anche a un solo centimetro, soprattutto nelle giornate ventose.
Non era però soddisfatto. Un semplice sasso, si disse, è ancora più lento di me. Puntò allora
all’immobilità assoluta, un traguardo che richiedeva una ferrea volontà e un controllo assoluto su
ogni fibra del corpo. Aumentò spasmodicamente la durata e la frequenza degli allenamenti,
rinunciando a nutrirsi, a bere ed alla fine anche a respirare, fino a cristallizzarsi in un ultimo gesto
atletico.

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