“Non è importante…” / 3.

Sceso, tra la folla nulla lascia intendere dei capelli che poggiano come un faldone stanco nel scaffale, e che lui ravvia, non per coscienza del fatto, ma per tic, quasi a ogni passo, andando. Un mattino come ogni un mattino, quante cose non c’è tempo, e la vita che va via così, distante. E le ultime volte, delle ultime volte, lo sentivamo dire: “È che significavo tutto” – transitivo, non era impazzito – “e seriamente, così seriamente che, per non pesare troppo di serio – sarebbe stato scortese, sarebbe stato di più: esibitorio – alleggerivo… alegerivo, anzi, smontandomi brano a brano, e ridendoli i brani, uno a uno, così non sembrava, così non sembravo. Ma se per voi, quel che si dice scienza, mutava solo in didascalia…”

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