CINQUANTATRE’

Per gente come me la possibilità di giocare con i caratteri tipografici è un lusso indescrivibile. Mettere insieme parole che somigliano in tutto e per tutto a quelle di Celine, Proust, Musil, Gadda, Ripa Di Meana – e poi trasgredirle e rigirarle e renderle riconoscibili ma solo a tratti; riprenderle e ancora annegarle in un mare di merda; sghignazzare impenitenti e vomitare accuse contro il sistema solare. Grandioso, bimbi miei: grandioso. Avessi avuto una cosa così a sedici anni sarei già morto di overdose da trentasette.
Ne ho cinquantatré.

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