L.E.M.

Gli pseudodialoghi di anall totall, pellicola tedesca di genere pornografico, ebbero un’esclusiva tendenza al fantascientifico. Niente che si potesse paragonare a quelli di altre produzioni del genere, improntate a una recitazione che non occorreva andasse oltre l’inutilità fattuale. Lì, si passava decisamente più avanti: non avevano alcuna relazione con la scena in cui si stavano svolgendo – le frasi viaggiavano nei pochi metri di un bagno pubblico o di una camera da letto senza riferimenti temporali e spaziali, come se fluttuassero a miliardi di chilometri dalla nostra esistenza. Corpi ultraterreni alla deriva, perlappunto. Traslati in un ambiente urbano tipo la sala d’aspetto di un ufficio municipale o l’abitacolo di un tram della sera avrebbero tenuto testa alla migliore letteratura. In bocca a quella signora che in questo momento legge uno scontrino (ore 19:55, linea 244) avrebbero ricordato la crudeltà con cui in certi passaggi trattiamo la nostra vita umana, e in bocca alla ragazza che si alza per scendere alla prossima sarebbero stati luccicanti e essenziali quanto ogni atomo di un pannello di un Lem. Ma era nei cambi di partner e nei primi piani improvvisi che raggiungevano livelli inimmaginabili. Ecco un esempio: “Cammino nell’aria nonostante tutto, il mio respiro è lento, regolare.” – “Come se inalassi ossigeno direttamente dalle profondità dello spazio.”

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