LE QUAGLIE

Col tempo i ragazzi imparano i rudimenti dell’amore. Si tratta di eventi isolati, qua e là tra le stoppie di Gulpinar Babakale: seppure rispondano a un ordine naturale, infatti, si svolgono per istinto nel riserbo dagli altri. Chiameremo questo istinto “pudore”, anche se è improprio usarlo nel mondo animale. Una delle ragazze Gabriella, una Debora, l’altra Muberra Turkan Melisella. Chiameremo il quartiere La Zia Lisa, perché è così che si chiama, e il bar Maxi Bar della signora Costamante. Sul tavolino due gin-fizz e un prosecco. Chiameremo quella di Debora “riottosità”, anche se non è del tutto esatto da applicare a quel micro-universo. Quella di Melisella e di Gabriella invece “momentanea indisponibilità al confronto”. Poi voleremo a bassa quota, rasoterra quasi, dribblando i tavoli del caffè, i tovaglioli accartocciati, le gambe di un paio di coppie attempate, fino a destinazione. Cercando di acchiappare ogni parola che cade. Non per curiosità, ma allo scopo di ricordare chi eravamo. E di commuoverci  – anche se solo per un minuto, ancora una volta – per le nostre mani che tremano.

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