GINO NORMALE

Io volevo fare il tordo morto. Lo spigolo di calcestruzzo. L’acqua che spruzza quando ci passa sopra un’automobile. La pigna abbandonata. La foglia di eucalipto sminuzzata. E forse – solo forse – persino il tabacco pressato in una pipa. Ma mai e poi mai avrei voluto essere quello che sono: un cacciavite americano. Purtuttavia, rassegnato, ho lasciato che le cose seguissero un certo loro corso naturale convinto come sono che tutto tende a un ordine stabilito. Così, ogni mattina, io e la mia famigliola di cacciaviti ci avviavamo al lavoro, che consiste come saprete in piccole riparazioni ordinarie: il soffione di una doccia che si è allentato, la placchetta di un interruttore che va cambiata, l’antina di una cucina che va sistemata. Amen.  Poche emozioni insomma, vita grama. Non fosse che una sera una mano mi prende di sopravvento e mi scaglia con forza nella gola di una  signora. Non conosco i particolari, il perché e il percome voglio dire, ma ho sempre davanti agli occhi quella scena che mi cambiò la vita: full immersion nella carne viva, bella calda calda e fiottante, venti volte avanti e indietro fino all’impugnatura. Mai fatto prima. Altro che il gelo innaturale di una vite. Avreste dovuto vedere lei come rantolava, e il sangue che spruzzava beato dalle mie quattro scanalature.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

BAROCCHE CONSUNZIONI
A Samarcanda il diluvio sottese carezze di lussuria mistica eppure doverosa se comparate con il disappunto domenicale di una Vergine Read more.
DUE PALLINE DI PISTACCHIO
Usciamo. Io e la mia giacca verde sformata, e i miei calzini bianchi marca Verrutet. E’ un vocìo, un’allegra combriccola Read more.
da MITOLOGIA DEL CENCIO – n.50
Giorni tardivi fracassano gli anni. Ho pianto il sacrilegio di perderti Aureola quando l’abbraccio Universali rendeva gli scalini. L’orologio batteva Read more.
FUGA DA CASA 4
non dormivo da mesi non ricordavo più l’ultima volta la testa girava attorno al duca una febbre chi era dove Read more.
CODICES INUTILES
be’ no la faccenda è diversa si tratta fondamentalmente di una congettura sin da una prima letta risulta infatti evidente Read more.
(L’OCCHIAIA. 88. “Giorni rubati”)
Scivolo dalla veglia al sonno e viceversa senza più rendermene conto strade vuote muri di cinta sbrilluccicanti sulle sommità irraggiungibili Read more.
SEMPRE FIORISCE LA CORANDA
Nella sua testa vive rannicchiato un cuoco. Helenio Pipoca, si chiama, originario di Valmadrera.  Come ci sia finito, quando e Read more.
da RAPSODIE (20)
muto, atrofizzato, schizzato ovunque dai colori. Fuori i nuclei lamentano, scavano carezze di cuoio e fusi ai simili incendiati, stracciati Read more.
L’ULTIMA TOMBOLA: 87. Le scadenze
Forse la domenica, quando si va ad infilare nella sua galleria sempre più bassa del pomeriggio, poi del tramonto e Read more.