Che sia notte o giorno al porto le cose si ripropongono sempre uguali, nello stesso posto in cui le ho lasciate il giorno prima. Come le stelle di questa notte. Mi piace starmene disteso sul parapetto della terrazza a contarle senza perderne la traiettoria, fino a che mi si annebbia la vista e si confondono in un’immensa scia lattiginosa. Qui ogni cosa è riconoscibile anche ad occhi chiusi. A volte gli occhi nemmeno servono. Sono gli odori a guidarmi, decisi come bitte di ancoraggio. Di notte è difficile che arrivi una chiamata e quando non sto di turno al centralino il mio posto è in terrazza. Al porto ci lavoro, faccio il vigile del fuoco. Non di quelli che spengono le fiamme, anche se per un po’ ho fatto anche quello, ma di quelli che hanno a che fare con l’acqua. Sono capo squadra esperto del nucleo sommozzatori. Vado quando la gente si perde in mare, nelle terre alluvionate, negli allagamenti. Vado dove l’acqua tenta di fare disastri col compito di recuperare la gente dispersa e la speranza di riportarla indietro ancora viva. La maggior parte delle volte, però, raccolgo cadaveri irriconoscibili. Mi è pure capitato di recuperarne intatti, se non fosse per il colore sbiadito della pelle; morti che sembrava volessero raccontarmi la loro storia attraverso l’ultima espressione del viso. Perché quando le persone muoiono assumono espressioni che rivelano molto di quello che sono state. Anche quando sono in difficoltà: ci sono quelle che smettono di agitarsi e dignitosamente si affidano, quelle che si agitano, si fanno più brutte e mi verrebbe voglia di lasciarle al loro destino. Anche se al destino non ci credo. Credo piuttosto all’assunzione di responsabilità delle azioni che compiamo e alla possibilità di scegliere sempre, tranne per un’esigua percentuale di eventi che qualcuno chiama destino, ma che io preferisco chiamare caso. Anche morire e riaffiorare dai fondali la considero una scelta. Per questo trovo più appagante salvare un vitello dentro a un pozzo piuttosto che un uomo che finge di volersi ammazzare buttandosi in mare, tanto poi ci sarà qualcuno che lo andrà a ripescare. Prendi una pasticca in solitudine se davvero vuoi farla finita. Ma sono un vigile del fuoco, capo squadra esperto sommozzatori, a questo non ci devo pensare. Devo solo andare e fare quello che va fatto, cercando di salvare tutti senza distinzione. Perché questo lavoro riporta le cose al loro posto e mi restituisce quel senso di pace che solo la musica riesce a darmi. Ci riesce sempre. Anche quando penso di aver fallito. Perché la gente sa sempre dove vuole stare: a galla in cerca d’aiuto o dispersa nei fondali per non essere ritrovata.
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