IL SIGNOR GFC

Il signor GFC è stanco. La sua amica non scrive da qualche giorno. Apre e riapre la mail ogni mezz’ora, ma niente. Non è la prima volta che succede e tutte le volte si perde d’animo: accenna movimeni inconsulti delle gambe  come per evocarla anche se sa che i suoi silenzi corrispondono a lunghe camminate. Il punto cruciale è: dove? Se lo sapesse potrebbe raggiungerla, seguirla, viaggiare con lei. Sa che torna sempre, ma non leggerla gli procura ansia. Una volta la sua amica gli ha scritto che succederà prima o poi che uno dei due scriverà e l’altro non risponderà più perchè se ne sarà andato per sempre e per sempre continuerà a leggere. Il signor GFC pensa che, un giorno, la sua amica non gli scriverà più e basta e che il primo ad andare via per sempre sarà lui. L’amica del signor GFC a volte di scrivere non ha voglia e lui lo sa. Dice che scrivere la costringe a stare ferma e non le fa bene. Dice che scrivere è complicato anche se può essere utile, serve a capire quello che si vuole per davvero. Su questo il signor GFC è d’accordo. Solo su questo perché per il resto detesta quando la sua amica non gli scrive.

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