CAMPI DEI NON BEATI

Al numero 78 di Halsford street – a Winchester, nel Regno Unito – in una casa dei primi del novecento, vive il signor Malcom McCumber dei McCumber di Winchester, ciabattino in pensione. Un uomo – nonostante la mancanza di studi appropriati – conosciuto in tutto il quartiere per le sue riflessioni particolarmente profonde. Il più grande dei suoi dilemmi, da che ha acquistato la facoltà di porsi problemi, diciamo quindi fin dalla sua adolescenza, è sempre stato il seguente: perché io, solo io e nessun altro, sono Malcom McCumber dei McCumber di Winchester? e come mai, invece, io non sono nato qualcun altro? Domanda alla quale, ovviamente, né lui né altri hanno mai saputo rispondere. Raggela, certo, se pensa come l’abbia scampata bella a non essere nato, che ne so,  Goeffry Blomber, il dirimpettaio di centocinquanta chili, o Daniel Loryell, che vive proprio due case sotto, giocatore abietto e sconsiderato. E pensa di essere stato fortunato, tutto sommato, a essere nato quello che è. Ma questo non attenua l’entità del quesito, ne risolve semmai solo una parte, e il dubbio – nel suo aspetto drammatico – continua a roderlo anche nella vecchiaia. Da ultimo assumendo addirittura il sembiante dell’ossessione. Per esempio quando la sera la moglie gli prepara il solito pediluvio e lui, prima di chiudere gli occhi e abbandonarsi a quel piacere infinito, si domanda sempre più spesso cosa sarebbe stato se fosse nato padre, fratello, o figlio di sé stesso.

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