ora che (32) – marzo 1980 –

– sono le sette di sera il cielo sfiora le cime le principessine nel bagno giocano col dentifricio indossano cornici annodano al collo specchi urlano ridendo contro le lampade accese

– le pagine le porte i corti capelli ondulati gli uncini decidono la fisionomia della distanza che separa il gradino dal piede

– le difese si dissolvono e la città finisce nella tasca arcana e non c’é più differenza tra due uova alla coque e il rombo della serratura

– io finalmente non trovo più nulla che sia diverso da te

– l’iran ha già rotto le relazioni diplomatiche con l’urss le frontiere dei due paesi gremite di truppe in stato di allarme viola

il governo libico minaccia di rappresaglia l’etiopia

– di ora in ora l’intera faccenda si viene complicando l’ariete sulla parente difronte ai miei occhi

– ci sono tanti orologi che ieri stavano ancora interrotti

– che si potesse essere così ricchi soltanto per avere tentato di ossigenare un pezzo di giardino

– nessuno in questa colonia di porte non chiuse a chiave ha mai pensato di potersi affidare risorse simili

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