LA PAROLA MAIONESE

Succede che a un certo punto l’uomo inizi a proteggere il proprio organismo. Realizza si tratta del bene più prezioso e mette in campo ogni forza per garantirne la sopravvivenza, in una difesa, che da allora in poi, lo impegnerà tutta la vita. Si tratta di un impulso primordiale o è il frutto di una decisione consapevole che avviene, magari, addirittura in un momento preciso? Per molti passa la prima ipotesi, per altri la seconda, non meno seria né meno fantasiosa, per quanto mi riguarda. Di fatto non abbiamo una risposta, definitiva almeno, e questo è tutto. Ma si ponesse la questione in termini diversi: attribuire all’organismo umano un compito a prescindere dall’uomo che lo possiede, mandando a ramengo ogni teoria, compreso il concetto di “competizione gerarchica” che è l’unico motivo che spingerebbe gli umani a proteggere i loro organismi; si ipotizzasse un uomo educato fin dal grembo materno a sentirsi un cane da compagnia – a zero bisogno di competizione quindi –   che sia convinto veramente di esserlo però, non troveremmo in lui, per questo, nessuna ridotta capacità di difendersi da un virus o da qualunque altra minaccia di un qualsiasi altro uomo, né lo sentiremmo meno motivato degli altri a andare avanti nella sua propria esistenza. Ovvero: il suo organismo metterebbe in campo tutte quelle difese tipicamente umane anche senza la sua non consapevolezza di essere uomo. Per questo quando vi porteranno il secondo Campari, sotto un chiaro di luna tra i più deliziosi, sappiate che quel drink può esistere solo in due modi: o perché esiste a prescindere, o perché siete voi a crearlo mentre lo state ingollando. Il che non modifica di una virgola il suo sapore. Né la forza delle vostre prossime strette di mano.

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