da RAPSODIE

…e mentre rimani inconsistente a vivere lo lasci scivolare.
sospiri intorno, cerchi di incollarti a qualche elemento.
(un oggetto, un dettaglio)
Cerchi un rumore che ti riporti (in)stabile nei bordi, una percezione che possa sentire le mani e che stabilisca l’appartenza a
un contesto che non sai più distinguere.
I rumori si accavallano, comprimendosi su se stessi e aderendo
ai colori, ai movimenti. Tutto, tutto diventa immagine bidimensionale incapace di offrire stimoli.
Il collegamento con l’esterno, le azioni che cadono nel contingente, si atrofizzano in colate di ricordi e proiezioni nascenti. uno slancio storico del passato continuamente infinito. L’equilibrio
del poi in cui stai essendo.
Rassegnato, articoli un suono.. ecco che fuoriesce dal corpo
qualcosa a cui puoi attribuire difficilmente una direzione.
Si estende nell’aria il suo ampliamento.
E respiri.
Sospiri.
Scuoti la testa.
Continui a scegliere suoni, appoggi le dita sugli oggetti per provare che ancora puoi sentirti.
Chiudi gli occhi: sei un corpo che sai controllare, un cambiamento variabile di co-incidenze articolate intersecate con la
materia.
Ti addormenti.

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