GLI OCCHIALETTI DI QUEVEDO

Chi porta al macello a chi è da paciere
Saprà mai spiegare qual è la differenza
Tra lama e lama e fosse pure di Toledo?
Chi dirime controversie tra pan bianco
E pane nero sulla mattonaia dello spalto
Non a Elsinor inaugurante un ogni spettro
Ma resti pure scranno della fitta d’iurediritto
A Bílá Hora, halconero estudiante,
Saprà giudicare dalla giugulare chi la trancia
Mastro Titta boia del Regno (un regno italico!)
Jan Křtitel Piperger Jan Mydlář
In una Praga scomposta nei suoi prismi,
Il teschio del castello al collage
Delle colline, dei campanili i pungenti asparagi
Acha hatchet axe ache
zappa dei grilli marra
Harpe quando il drappo dei cous coupés
Perde ritegno e si spicca giglio a spilli
E fa un concento di grillons barricaderi?…
Chi la fa non è chi la somministra,
La Morte dalle alte toghe si ministra…
Ecco perché gira che ti rigira è illusione
La vita, noi non siamo che agronomi di mute
Preghiere per l’urna degli spiriti e per la sputacchiera
Che alla sbarra porta solo i corpi escussi:
Ecco perché gira che ti rigira è di maniera
La vita che ci scende sulle spalle e ci fa ultimi
Come tetri cipressi alla svolta cimiteri…
Anche lo sputo che ha il suo ponente al giallo
E che ci dice che il polmone è una gruviera
È ormai sostituito dal tiro del cavallo
Che piega come un giglio il collo e beve a breve
I lunghi sorsi alla riviera che ultima è al perdono.
Anche uno sputo vermiglio lo sorbe un grillo
Pancia a terra e una cicala trebbia lo sparviero
Del ciliegio maturo a visciole e amarene!

V’è nembo vi son nuvole che spargono cianuro
Torrido di afe sulle nostre cancrene bianconere
E dei fulmini che a Orfeo sono cetra ahimè forcuta
La vela che canzona ¿quién será el que la vea?
Il sonaglio di Amaltea e delle tortore vogliose
Del diluvio? Y ¿se van? Se van, se van
Con o sin un calés de negra lluvia…

Calesa al monte o al llano sale,
Calavera del castillo dibujada sube:
¿Adonde salir? ¿Donde subir? auroreando…
¿Al sinfín lejano de tu palabra inescrutable?
¿Al interior de una lejana mariposa
Que me mandaste del campo de lo que no es decir?

En verdad: solo la espina hiere la mano, no el clavo
Y la cruz, aunque en madera, no es cosa egrejia.
¡Calesa sale al monte y el calés sube al llano!
¡Qué fuerte por doquiera la mortaja que se va
Cubriendo mares, montes, pueblos, torres,
Vidas, flores, calaveras!

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