l’asteroidicello gamma (il lavoro mentale) 12’78

dalla provincia gamma: presupposizioni

– aspetto qualche ora per fare asciugare i colori. comincio un nuovo libro. più noioso del precedente. qualcuno s’inventa per me una manciata di telefonate. e io telefono. ai ‘si’ entusiastici seguono silenzi assenti. altri ‘si’ più convincenti poi difficoltà strane. quando decido di riprendere la lettura trovo la polvere sui colori. sono passati nove giorni. a valanga. nell’aria.

– r.rossellini a 70 anni qualche giorno prima di morire ipotizza di fare un viaggio nella provincia del pamir. ‘li a 96 anni fanno ancora figlioletti.’ io a 44 anni nella provincia gamma ipotizzo di fermare lo spazio. cerco un penalista per avere suggerimenti procedurali. non ne trovo. un mulatto ventenne magro e alto addetto alla sorveglianza del tempo vacante mi suggerisce di esibire un certificato di malattia.

– il limite di questo spazio é quello di apparire un merletto in ogni direzione.
significherebbe qualcosa ‘fermare un merletto’?
spruzzare acquaragia su una città marina di paul klee. e regolare le cadute.

– ora tu mi domandi se questo lavoro mi piace. non ho difficoltà a risponderti che non mi dispiace. ma aggiungo subito che é necessario che tu sappia che l’incontro tra me e il lavoro é mai prestabilito. anzi non c’é. c’é soltanto questo. che quello che faccio: stare nella provincia gamma é trovarsi cosi.

– ora avrei desiderio di invogliarti a stare come sto io: e penso: perché non vieni anche tu nel pianeta gamma? – e accade subito questo: la tua mano mi fa da pennello il tuo occhio mi regola i confini l’utero svolge elaborati impasti climatici. mi sento tradito. pianto tutto li.
concludo che l’abbiccì della conoscenza non esiste.
la provincia gamma insorge da un non determinabile momento incluso nella scelta arbitraria di una precisabile forma della lettera ‘e’.

– se si pensa che la lettera ‘e’ possa anche significare ‘congiunzione’ frana tutto.

– tempi storici particolarmente disdicevoli richiedono per essere ben cotti molta musica a tutto volume.
essi così diventano tempi di sola-eccitazione.
l’alimentazione incessante ne fa veicoli automotori.

– tu gli altri io stesso non siamo ulteriormente perfettibili non serve a nulla non ci serve. la stessa ipotesi é talmente repulsiva alla tesi che non ha durata. essi tali tempi escludono ‘il mentale’. se tu provi a ‘indicarmi’ la presenza di un gatto o anche soltanto ‘mostrarmi’ un’aiuola avrai subito dopo severe difficoltà con te stesso e può perciò darsi che non mi trovi più da nessuna parte.
una ‘guida’ residua é questa: da quando mi sveglio e per tutto il giorno fino a che mi addormento sto immerso in una continua fame di cibi semisolidi e semicaldi eppure mi basta già sorseggiare ogni tanto dell’acqua appena fresca per resistere mesi che poi digerisco in un istante.

– una strepitosa famiglia di vermi soddisfatti tesse l’immobilità dello spazio gamma.
questi vermi modulano la tua voce quando mi descrivi lo stato del pianeta in relazione coi tuoi affari privati.
sto qui ad ascoltarti felice e ad osservare impassibile la tua faccia.

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