Nella casa di Valentino Zeichen* hanno parlato del rapporto fra la scienza e la poesia di Valentino Zeichen, che essendo morto nel 2016 non era presente

Si evince che si preoccupava per la morte delle sirene – insieme all’inquinamento da Co2, agli shampoo e allo scolo nelle bolle dei detersivi – la figa secca delle ragazze lo preoccupava di meno – mensole di deodoranti per ascelle – in aggiunta alle molecole che ti fermano per strada fuggendo. – dal 1983 a oggi la situazione non è che peggiorata – Lui, come per magia, l’aveva previsto e, alla fine, è morto – anche se è difficile comprenderlo nella visione di un mondo a sé.

 

I poli sono roventi per mostrare le anomalie tecniche e arrostire in una recente riproduzione. – Già da trent’anni il percorso di sensibilizzazione avveniva nelle gabbie – erano matti, erano giovani – mentre l’universo si espandeva e i gas invadevano il suo corpo solido – Bisogna immaginare una linea atomica senza per forza essere amici – non basta aggiungersi al calcolo residuale delle stelle in movimento – è risaputo che i combustibili fossili sono un traffico apocalittico.

 

L’umanità è chiamata a 10.000 gradi, per cui nel prisma l’armonia diventa irrespirabile – le massaie con i loro candeggi sono le più pericolose – Cantano in coro: “Tu che c’hai tempo, parlaci tu!” – e intanto gli scorrevano davanti i millenni, gli anni, i compleanni e le clessidre che si rovinano in fretta – sono la pancia del tempo – Aumenta l’entropia, aumenta il caos – ma la paura è ormai lontana, perché è a questo punto che si legge il silenzio – “Niente panico, gente! È solo il Big Bang!” – non si spingeva oltre, non gli piaceva.

 

Adesso, però, concediamoci una breve pausa.

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