CHI MUORE AMA TACERE (4)

Ci fu qualcosa di inesplicabile che avvertii, pur sotto l’ombrellone atopico che spostavo da una spiaggia all’altra, osservando i febbrori del mare che ogni giorno si faceva più pulito e le meduse risaccando in spiaggia ci venivano a investigare le labbra a noi sdraiati con molli doglie ai nervi. Il monastero in alto sembrava un alambicco – era Cipro o Rodi – rigurgitava confetture iconografiche, dal basso se ne raccoglievano i profumi aurei e nell’abbeverarmi presentivo le nostre genetiche colpe che nessuno spirito santo ci avrebbe mai lavato. Io disperavo la salvezza, tu presumevi di salvarti senza merito. Fu così che pregammo la pioggia e io ti citai Lucio Piccolo, ti regalai i suoi Canti Barocchi, e sottolineai per te le parole: guarda l’acqua inesplicabile / al suo tocco l’universo è labile. E forse ti dissi inginocchiandomi “queste sono le parole”.

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