SULLE RIVE DEL TONTO (26)

Elio mi stai sulle palle. E’ da parecchie stazioni che vorrei dirglielo ma mi pare male. Stiamo tutti sulla stessa barca, penso. All’altezza del fiume Oreto, sul ponte che bamboleggia, non ce la faccio più e d’un fiato e senza fiato, col dolore ormai esteso sottopancia, Elio mi stai sulle palle. Elio non si volta, sento che vuol farlo ma le natiche steatopigiche di un’ambulante mauritana gli serrano la faccia. Il treno è un carnaio informe. Facce braccia gambe dipingono in filigrana i vetri ermetici dei finestrini. Saremo in trecento dentro un vagone programmato per trenta. Dopo titanici sforzi Elio riesce a girare mezzabocca verso di me, mentre il naso rimane in tenaglia. Alla vista della sua faccia distorta il dolore trapassa in risata.

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